La dissoluzione di quello che non c'è (più), ovvero come il romanzo popolare ambientato nella Milano da bere elitaria quanto basta per amalgamare
Eto'o, Milito, Samuel si scioglie nella filosofia del
calcio che dà gioia congegnata da
Leonardo. L'
Inter campione d'Italia, d'Europa e del Mondo (quella di Mourinho) non esiste più. La fiacchezza con cui si trascinano in campo
Milito e Sneijder (non circoscriviamo la questione al Parma) meriterebbe un ritiro in un eremo mentale sognando Etna e gli odori che trasudano da una terra vulcanica, fertile e intensa.
In quattro giorni, dalla sconfitta a
Gelsenkirchen a questa sera,
Leo - su cui a questo punto non è neanche sicuro il presidente
Massimo Moratti che pure lo ha difeso - ha cancellato la
Champions e alleviato il disturbo agevolando il Milan e Allegri che gli ha impartito una lezione accademica nell'impostazione del derby.
L'
Inter non piace più, perché non lotta, non aggredisce e non sa difendersi. Si enuncino pure dichiarazioni d'intenti che sanno di corso di autostima. Passino anche la filosofia della felicità e la tensione di chi è sopraffatto dall'appagamento. Ma che si indossi l'ostinazione per governare un gruppo ormai smagliato produce effetti indesiderati. L'esaurimento di un ciclo si è già, inevitabilmente, consumato.
N.B.: reti di
Giovinco e
Amauri (arrivati dalla
Juventus)
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